La situazione societaria del Taranto Calcio rispecchia in pieno la realtà jonica: potenzialità enormi, ma con risultati pari a zero.
Una tifoseria grandiosa, uno stadio degno di una squadra di tutto rispetto e la quasi certezza del ripescaggio in Lega pro non bastano: non abbiamo un padrone disposto ad adottarci. Dovevano fiondarsi, visto appunto il sicuro approdo in terza serie, eppure nessuno ci “fila”. Insomma, se sei una donna bellissima o un uomo affascinante, perchè nessuno ti sposa? Scopriamo allora le cause.
A livello politico-amministrativo né il Sindaco Ippazio Stefàno né l’assessore comunale allo sport Francesco Cosa sono riusciti ad ottenere alcunchè. Il primo cittadino vive in un mondo tutto suo, completamente avulso dalla realtà quotidiana, e quindi se riesce a produrre pochissimo per la città, figuriamoci per il calcio… L’assessore, invece, è un presenzialista da guinness dei primati, ma molto spesso gira a vuoto (“a vacante” si dice in dialetto), come appunto per la vicenda societaria, rispetto alla quale si è rivelato inconcludente. Parlare non basta, caro Cosa! Cosa (scusa il bisticcio di parole!) hai ottenuto per garantire ai colori rossoblu una società solida? Noi tifosi vogliamo saperlo!
Passiamo agli imprenditori tarantini. Se ci sono, non si vedono. Eppure gonfiano il petto come pavoni parlando di impresa, ma all’atto pratico scompaiono. Ce ne sono alcuni che stanno davvero bene a soldi, ma preferiscono fare i “prenditori” piuttosto che gli imprenditori, non conoscono l’espressione “rischio d’impresa”, a loro piace “vincere facile”.
In ogni caso basta con i tanti, anzi troppi bluff! Basta con chi si dichiara pronto a rilevare il pacchetto societario solo ed unicamente per farsi pubblicità, salvo poi accampare scuse e scaricare le colpe agli altri, quando si tratta di “quagliare”!
E in questo non posso non dare addosso a certa parte dell’informazione che nomina ed esalta il “messia “ di turno, il “paperone” che acquisterà il club, solo per vendere qualche copia in più od ottenere un incremento di visualizzazioni. Alla fine poi il “salvatore” di turno diventa l’ennesimo fantasma. In questo modo siamo proprio noi tifosi ad essere ingannati.
Veniamo alla Fondazione Taras. Non avrebbe dovuto accettare la “patata bollente” che gli ha rifilato Campitiello, il quale, come Ponzio Pilato, “si è lavato le mani”. Inoltre la Fondazione non è riuscita a favorire adeguatamente il passaggio societario, che è bloccato in un tunnel al momento senza via d’uscita.
Quali speranze allora? Quali soluzioni? A mio avviso esistono tre possibili percorsi: o trovare un imprenditore forestiero interessato solo al business calcio e non avente mire extra calcistiche sulla città (perchè poi, cessati gli interessi, se ne scapperebbe) o diventare società satellite di un grande club (come per esempio era, alcuni anni fa, il Monza rispetto al Milan) o essere una delle società calcistiche di proprietà di qualche grosso imprenditore ( vedi Lotito, che ha Lazio, Salernitana e forse pure quote del Bari, oppure i Pozzo, proprietari di Udinese, Watford e Granada).
La realtà purtroppo è che il Taranto Calcio sta in serie D, ma ha intorno a sè una classe politica ed imprenditoriale da terza categoria, per cui o importiamo da chissà dove il “babbo Natale” che sappia fare calcio o ci toccherà per sempre la palude dei Dilettanti.
Meditiamo tifosi, meditiamo!








