ILVA: È TROPPO FACILE SPARARE SUI COMMISSARI!

Tutti conoscono la mia posizione sull’Ilva e la mia idea che Taranto deve iniziare a costruire un futuro senza il siderurgico; quindi mai e poi mai difenderei l’operato di chi, nelle alte sfere, dirige “il gigante”, ma una cosa è sicura: non tollero l’ipocrisia e soprattutto che ci si nasconda dietro qualcuno per coprire la propria colpevole inerzia, se non addirittura complicità.

Ora i Parlamentari jonici e i Sindacalisti della Triplice sparano addosso agli attuali Commissari, ritenuti incapaci e responsabili dello stato comatoso in cui versa il colosso; le valutazioni circa l’attuale management possono anche essere condivise, ma la domanda sorge spontanea: dove stavano prima tali deputati e tali sindacalisti? Solo ora si accorgono del baratro in cui sta sprofondando l’Ilva? Prima tutto andava bene?

E quando i decreti “salva Ilva” sono stati votati, dove erano questi signori che ora si scandalizzano?

E’ troppo facile volersi rifare una verginità politica e sindacale attraverso la decapitazione dei Commissari, che – per quanto inadeguati – dal Governo non ricevono mezzi e fondi sufficienti per fronteggiare la situazione emergenziale. Insomma “senza soldi non si cantano messe” recita l’antico adagio e in queste condizioni anche il più capace dei Commissari fallirebbe. Lo aveva capito molto bene l’ex sub-commissario Edo Ronchi che dignitosamente rassegnò le dimissioni. Aveva compreso cioè che ambientalizzare e garantire contemporaneamente produzione ed occupazione era impossibile in un simile stato di ristrettezze e mancati o assolutamente insufficienti aiuti centrali.

Tuttavia è comodo scaricare tutte le colpe su coloro i quali comandano una nave ormai alla deriva; costoro non possono essere certo i soli responsabili di un tracollo pauroso.

E allora, signori parlamentari e signori sindacalisti della Triplice, assumete le vostre responsabilità, riconoscete i vostri peccati, non giocate allo “scaricabarili”, non fingete di “cadere dalle nuvole”!

Nulla nasce per caso: un tempo, quando “Berta filava”, toccare l’Ilva era peccato mortale, era una bestemmia criticarla. E loro dov’erano? Quanta ipocrisia e quanto falso perbenismo!

Si è ripetuto quanto accaduto dopo la caduta del Fascismo: tutti erano diventati antifascisti, mentre fino ad alcuni mesi prima osannavano il Duce. Insomma non c’erano più fascisti in giro. Proprio come adesso: oggi tutti sono diventati ambientalisti ed esperti di gestione aziendale.

Che fa che prima la divinità locale da venerare era Archinà! Il suo regime è caduto e allora sparate pure su di lui, sui Commissari e sui dirigenti, tanto non vi può succedere più nulla.

Ecco come i teneri agnelli si sono trasformate in lupi…

articolo originale su cronache tarantine