Udienza Ilva: giusto così

La premessa è d’obbligo: non sono affatto un giustizialista e vale il principio di non colpevolezza sino al passaggio in giudicato. Un fatto però è certo: se l’Ilva e i Riva hanno potuto fare i “porci comodi” loro è perchè qualcuno – anzi più di qualcuno – lo ha permesso loro. E questo qualcuno è rappresentato da chi amministrava a vario titolo la cosa pubblica. Niente avviene per caso ed ora “si scoprono gli altarini”: per modo di dire… In realtà tutti sapevano tutto…

Perciò nessuno dei rinviati a giudizio cadesse o fingesse di cadere dalle nuvole: il “sistema Ilva”, il “metodo Archinà” erano noti a tutti. E tutto andava bene: si mangiava e si beveva alla corte dei Riva sino a quando si è scoperchiato il “vaso di Pandora”.

D’altronde le intercettazioni parlano chiaro e sono molto più eloquenti di ogni commento. Insomma – capiamoci – questi rinvii a giudizio, per chi ha un minimo di intuito, rappresentano la “scoperta dell’acqua calda”, cioè costituiscono la ratifica di quanto avveniva ed era ampiamente risaputo. Nessuno si sorprenda o si scandalizzi, altrimenti o è ingenuo come un bambino o è falso come e più di Giuda.

Certo che vedere alla sbarra tanti potenti della politica tarantina e regionale fa pensare, fa impressione! “Sic transit gloria mundi”. Tutto nella vita è passeggero, è effimero e i “padreterni” di ieri  appariranno in aula come tanti cani bastonati. E se lo meritano!

Ripeto, c’è un presupposto logico, un nesso causale tra la loro condotta e le devastazioni ambientali prodotte dal siderurgico (provate a negarlo!) e questo dovrebbe servire e bastare per farli tacere, ma continuano ad arrampicarsi sugli specchi. E chi ci crede più?

Dunque ben venga il processo, sia per fare chiarezza e rendere giustizia nei confronti di chi è morto di Ilva sia per fungere da monito, affinchè non vengano più poste in essere identiche nefandezze.

Ma la realtà è che, alla faccia degli otto decreti farsa, nulla è cambiato, si continua a morire come e più di prima all’interno e all’esterno dello stabilimento.

Poi il Governo cambia in corsa le regole del gioco e dice che in area di rigore si può fare tranquillamente la lotta libera e non si viene più sanzionati col penalty: la magistratura sequestra Afo 2 e il Governo lo dissequestra. Avevano ragione certi Padri greci che dicevano: “Giusto è ciò che è utile al più forte”. E più forte è evidentemente l’acciaio, molto più della tutela della vita umana.

Poveri magistrati: Renzi, PD e company vogliono imbavagliargli e stanno facendo di tutto per riuscirci. Io, al posto dei giudici, andrei a Roma e consegnerei al premier la toga: dopo aver cambiato le norme, pronunciasse pure lui le sentenze.

A questo punto che ci stanno a fare i magistrati?

articolo originale su cronache tarantine